giovedì 18 gennaio 2018
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CORRADO ROMA: un ricordo sempre vivo

- 27 novembre 2013

28 novembre 2004: una data che ogni anno ritorna col suo carico di mestizia, evocando il ricordo di un uomo, e di un tecnico, che ha lasciato una traccia indelebile nel movimento del calcio a 5. Prendo a prestito una eloquente esternazione di Massimiliano Bellarte, allenatore dell’AcquaeSapone, che recita: “Giocare e vincere è fantastico, ma amare questo sport è la cosa più bella che ci sia”. Corrado Roma era questo: aveva un immenso amore per il futsal, senza riserve. Vi si dedicava con passione, unita a un’innata intelligenza viva e un carisma non comune. Ammiravo Corrado e mi viene in mente un gran gol che fece quando giocava con la maglia del Chieti, in serie C. Giocatore talentuoso fin da giovane. Mi parlò, a cuore aperto, di quale occasione perse non approdando alla Juventus. Poi lo apprezzai come icona del Pescara calcio a 5 (sotto le varie sigle Cosmetal, Ceteas, Fas, Icobit). Prima capitano assieme ai vari Patriarca, Marchionne, i fratelli Marini, Pucci e Cesaroni, poi allenatore. E’ qui che conosco personalmente Corrado Roma, la sua forte personalità, la sua immensa umanità e la sua preparazione tecnica e documentale. Era la stagione 2001-2002, iniziava per la Fas Pescara un campionato di serie A particolarmente impegnativo, in cui si sarebbe passati da 16 a 14 squadre. La rosa a disposizione comprendeva Scordella, Spitilli, Palusci, Tomasetto,Vicentini, D’Alò, Zacchini, Da Silva, Rosa Rodrigo, Cesetti, Rossi, Leone, Tuccella. Preparatore atletico era Andrea Valente. C’era anche un ventenne di belle speranze… Dudù Morgado. L’attuale capitano del Pescara si allenava, ma non si poté impiegare per difficoltà di tesseramento. La squadra giocava un buon futsal, ma forse raccoglieva meno di quanto l’impegno di Corrado Roma meritasse. A Natale il panettone artigianale, che lui produceva mettendoci tanto amore, lo stesso che metteva nel calcio a 5. “Buon Natale a te e alla tua famiglia”, mi disse in un abbraccio fraterno. Si diceva che avesse un carattere particolare, spigoloso per chi si fosse avvicinato, ma era forse una leggenda metropolitana. Di certo, quando discorreva, con la sua erre moscia alla francese, non diceva cose banali, attirava attenzione e incuteva rispetto. A fine campionato ci fu l’amara retrocessione, dopo un drammatico spareggio con il Cus Chieti. Per Corrado finì la carriera in Abruzzo. A Roma gli diedero fiducia: con la Roma sfiorò lo scudetto, per poi essere chiamato dalla Luparense di Zarattini, nella stagione 2004-2005, a torneo iniziato. Al debutto tra i veneti vinse nella sua città espugnando il “suo” palazzetto. Corrado stava modellando la squadra della Luparense raccogliendo ampi consensi, ma il destino beffardo era in agguato. Di ritorno da un’amichevole, con il campionato fermo per i mondiali a Taipei, lo schianto sull’autostrada prima di San Benedetto, quando era già quasi giunto a casa. La notizia mi giunse in ospedale, impedendomi di andare ai funerali. Adesso riposa nel cimitero di Montesilvano accanto al padre. Quando vado a trovare i miei genitori, non posso dimenticare l’amico con un saluto e una preghiera. Riposa in pace Corrado.