giovedì 18 gennaio 2018
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Aida Xhaxho, il gioiellino neroverde

- 8 novembre 2013

«Sono nata il 20 maggio 1993 e il 21 maggio, sempre del ‘93 ho iniziato ad amare il magico pallone!». Si presenta così, in modo simpatico e scherzoso, Aida Xhaxho, gioiellino dell’Az Gold Women Chieti, campione d’Italia. Giovanissima ma con le idee chiare e una passione per il calcio che, come dice lei, nasce in tenerissima età. «Scherzi a parte, è da quando ho 6 anni che “sporco i muri” di Folignano con il pallone, il paese in provincia di Ascoli Piceno dove sono cresciuta». Cresciuta ad Ascoli ma nata in Albania, a Tirana. «Ho iniziato la prima elementare qui in Italia. Tutti mi definiscono italianissima e questo mi fa molto piacere perché sin dall\’inizio mi sono integrata benissimo sia a scuola che fuori in questo Paese, ma mi sento albanese perché sono nata là». Charlie Chaplin definiva così la sua condizione: “Non sono cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai provato un senso di patriottismo per alcun paese, ma sono un patriota dell\’umanità nel suo complesso”, e Aida, per certi versi, sposa questo aforisma. Un po’ filosofo, un po’ cabarettista: è un piccolo vulcano Aida, tanta personalità ed una saggezza fuori dal comune per una ragazza appena ventenne. In campo, poi, è una vera furia. Per referenze, chiedere alle avversarie. La passione per il pallone nasce da lontano: «Ho iniziato a giocare proprio a calcio seguendo i miei due fratelli, stavano tutto il giorno e tutti i giorni ai campetti. Ho cominciato con il calcio a 11 insieme ai maschietti proprio ad Ascoli, poi a 14 anni sono passata al \’Picenum\’, la squadra Femminile locale di serie B, dove sono stata per tre stagioni». Iniziano ad arrivare le prime soddisfazioni: le convocazioni in Rappresentativa e successivamente in Nazionale U17. «Bellissimi ricordi», dice ora ripensando a quel periodo. «A 17 anni ho avuto una proposta dall\’Imolese in A2 e sono partita per questa avventura». Un’esperienza formativa tanto dal punto di vista calcistico quanto da quello prettamente umano. «Mi sentivo grande a prendere treni e pullman tutto da sola», scherza con tanta autoironia ma con un filo di percepibile quanto legittimo orgoglio. Era arrivato però il tempo del grande salto: dal calcio a 11 al futsal. «L\’anno successivo ho deciso di riavvicinarmi ad Ascoli e provare con il calcetto. Sono partita dalla massima serie con il Portos e lì ho capito che la frase “calcio a 11 e calcio a 5 sono due sport estremamente diversi” è verissima!». L’inizio non è stato semplicissimo: «Avevo nostalgia del calcio, ma pian piano ho iniziato ad amare il c5». C’è tanto sport nella sua vita, ma pensa anche ad un futuro fuori dal parquet. «L\’anno scorso ho deciso di fare un campionato \’meno impegnativo\’ in quanto a trasferte perché frequentavo l’ultimo anno, quello del diploma, e ho giocato in serie C con il Gemina, una squadra di Ascoli». Il Diploma da geometra, l’iscrizione all’Università («Studio a Pescara, facoltà di Servizi Giuridici per l\’impresa, punto ad un futuro di Avvocato!») ed il passaggio all’Az Gold Chieti. «E’ il massimo che una giovane giocatrice poteva desiderare visto che sono le Campionesse d’Italia: giocare con quello scudetto sul petto ti carica di responsabilità ma allo stesso tempo ti stimola a dare il 100 per cento». E Xhaxho, in campo, non lesina mai una briciola di energia. Corri Aida, il futuro è tutto tuo!