martedì 21 novembre 2017
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Lia Vuttariello: Az in buone mani

- 21 novembre 2013

10 novembre, ore 18.15 circa: nel finale di Az Gold Women Chieti-Olimpus Roma (settima giornata di serie A femminile, 4-1 il risultato) il portiere delle teatine Marika Mascia viene espulso. Disperazione. Salterà per squalifica il derby della settimana successiva. A bordo campo, infortunata con un dito steccato, c’è il secondo di Marika, Lia Vuttariello. Dovrebbe star ferma ancora 7 giorni, secondo i medici. E invece… «Domani tolgo la stecca!». La prima frase esclamata da Lia dopo aver visto il “rosso” sventolato alla collega. Ci dici come ti eri fatta male?«Durante un allenamento, Noe Reyes mi ha dribblato, e al momento del suo tiro ho “pensato bene” di mettere comunque la mano in uscita bassa. Ma non contenta, ho continuato a giocare e ho preso altre due pallonate sullo stesso punto». Il derby, però, non volevi proprio saltarlo…«Appena ho visto Marika espulsa ho deciso di togliere la stecca. Di solito vivo il pre-partita con una certa ansia, ma questo mi piace. Serve a caricarmi. Potrei quasi dire che senza adrenalina non mi sentirei pienamente a mio agio». Che gara è stata per te quella con il Città di Montesilvano?«Difficile. Per un portiere la cosa più importante è indovinare la prima parata. E quando ho chiuso bene sul tiro ravvicinato della Iturriaga, proprio con la mano infortunata, mi sono liberata di tutte le preoccupazioni». Il ruolo di “secondo”: come lo vivi? «Fortunatamente in questo gruppo mi vogliono tutti bene e nessuna di loro mi fa sentire questa differenza. Poi con Marika (Mascia) ho un rapporto eccezionale. Quando andai a giocare nell’Isef Poggio Marino, sapevo che in squadra c’era lei. Non la sopportavo tanto, ha spesso un carattere un po’ rude, io la chiamo simpaticamente “brutto orso”. Ma davvero non potrei allenarmi con collega migliore. Ci correggiamo e ci esaltiamo a vicenda. E poi, per me, sarà lei il portiere della nazionale che verrà». Tu, invece, come sei arrivata al calcio a 5, e nello specifico al ruolo di portiere?«Una storia assurda. Giocavo a pallamano, poi a scuola costituirono la squadra di calcetto femminile. Siccome nessuna voleva mettersi tra i pali, decise l’allenatrice: “In porta si mettono le ragazze con il nome più corto!”, ci disse. Toccò a me (Lia) e a una certa Ida. Provai in tutti i modi a subire gol, per convincerla a spostarmi da lì, ma la palla non voleva entrare… le prendevo tutte! Così mi sono convinta anch’io». “Napoletanissima”, sei arrivata a Chieti lo scorso novembre: quali sono i tuoi modelli fra i portieri del futsal e del calcio?«Io “uscivo pazza” per Feller (ex portiere della nazionale italiana), mentre tra i calciatori il mio mito era ovviamente Pino Taglialatela. Per anni l’ho tormentato. Lo seguivo ovunque, a caccia di una foto o di un autografo. A 16 anni, durante un allenamento della squadra a Soccavo, finalmente riuscii a farmi fotografare insieme a lui». Il tuo sogno da bambina lo hai realizzato. Nel futuro immediato (1 dicembre a Roma) c’è lo scontro al vertice con la Lazio: come te lo immagini?«Sarà bellissimo rivedere Gimena Blanco. Lei per me è come una sorella, la conosco dai tempi dell’Isef, poi qui a Chieti abbiamo anche diviso la stanza, e tuttora la sento spesso. E’ sicuramente la giocatrice più forte che io abbia mai visto. Possono farmi tanti nomi, ma quello che ho visto fare a lei… Oltre a piedi sopraffini ha un’intelligenza unica. Il mio sogno? Magari fermarla con una bella parata, per sentirmi dire da lei “brava cariño!”».