martedì 12 dicembre 2017
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ADRIATICO PIÙ O MENO

- 14 dicembre 2014
Lo Stadio Adriatico di Pescara

Lo Stadio Adriatico di Pescara

L‘Adriatico non si accontenta. Non si accontenta di subire meno, di rischiare meno, di perdere meno. All’Adriatico, il segno “meno” interessa poco. Non basta. L’Adriatico vorrebbe semplicemente, maledettamente, inesorabilmente un segno “più”.

I fischi rivolti al Pescara lo dimostrano. La squadra, tra le mura amiche, non convince, ma soprattutto non piace. Non diverte,  non attacca, non osa, non stupisce. Tutte qualità che forse stonano con la logica pragmatica di un qualsiasi allenatore di categoria, ma che qui in riva all’Adriatico rappresentano il sale di ogni sabato pomeriggio. Se questo sale manca, subentrano noia, rancore, sconforto. La pazienza finisce, iniziano i fischi.

Accade così che Baroni entri in sala stampa dopo lo scialbo 0-0 con l’Avellino e parli di bicchiere mezzo pieno, di buona fase difensiva, di crescita e organizzazione. Analisi diametralmente opposta a quella del tifoso, che nel suo stadio vorrebbe vedere una squadra vivace, arrembante,  offensiva.  E vorrebbe vedere soprattutto tanti gol.

Come ne uscirà Baroni? Riuscirà il tecnico toscano ad aggiungere all’utile segno “meno” il tanto richiesto segno”più”? Durante la sosta invernale si dovrà lavorare anche su questo aspetto, che può sembrare banale e secondario, ma che forse potrebbe rivelarsi valore aggiunto. La rosa a disposizione dell’allenatore ha qualità. Il ritorno di Brugman sulla carta sarà decisivo. Il mercato stabilirà il resto. Per ora vige il paradosso di due analisi antitetiche, tra chi apprezza un segno “meno” e chi auspica un segno “più”. Poco importa chi abbia ragione. In riva all’Adriatico funziona così.