giovedì 23 novembre 2017
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Attaccanti a Pescara: il libro delle favole

- 24 aprile 2016

FB_IMG_1461448984371Prendi un attaccante affamato e portalo a Pescara: potrebbe verosimilmente scatenarsi l’inferno.

La recente storia del calcio biancazzurro contiene pagine sfiziose, emozionanti, sorprendenti. In riva all’Adriatico si assiste spesso a inattese esplosioni, a parentesi entusiasmanti che a volte sono preludio ad ascesa verso la gloria, altre invece restano ricordi indelebili e difficilmente ripetibili.

Da Immobile a Maniero, da Sansovini a Melchiorri, fino al presente chiamato Gianluca Lapadula. Nel libro di queste belle storie, il capitolo dedicato a Ciro Immobile raggiunge il suo zenit alla voce Pescara. Stagione 2011/2012, 28 gol stagionali, capocannoniere della B e promozione in serie A, con fame da lupi, progressione alla Boksic e senso del gol degno del miglior Batistuta. Niente di tutto questo prima, niente di tutto questo nemmeno dopo, nonostante l’approdo in nazionale e le esperienze in Germania e Spagna, prima del recente ritorno in Italia all’ombra della mole.

Una fame da lupi ce l’aveva anche Riccardo Maniero, che nel 2013 tornò a vestire il biancazzurro e visse una parentesi personale forse irripetibile con 12 reti in 15 presenze e il titolo simbolico di leader carismatico della squadra nonché beniamino dei tifosi. Poi la storia prese un’altra piega e tutto svani abbastanza presto.

Sansovini è un capitolo più lungo e forse unico all’interno del virtuale libro di cui vi stiamo parlando. Tra lui e il Pescara non si tratta di un semplice flirt. È uno di quegli amori che niente e nessuno potrà mai distruggere veramente, è il completarsi di una miscela perfetta che riesce tale solo mescolando questi due ingredienti, l’attaccante e la città adriatica, anche a distanza di tempo. Pur cambiando l’ordine delle maglie, delle stagioni e degli allenatori, direbbe qualche matematico, il risultato non cambierà mai. Sfogliando pagina e arrivando a Melchiorri, beh, basterebbe parlare semplicemente di resurrezione dalla ceneri. Dove? A Pescara, naturalmente. 14 gol e prestazioni da urlo gli fungono da trampolino per l’approdo a Cagliari. Il crac al ginocchio rischia di rovinare il finale, ma se Melchiorri tornerà  a giocare in A a distanza di 10 anni (esordio con la maglia del Siena) sarà anche e soprattutto merito della sua annata a Pescara.

E ora l’ultimo, entusiasmante capitolo del libro. In corso di scrittura, ancora da completare, ma già ricco di connotati fiabeschi. Perché Gianluca Lapadula sta facendo a 26 anni ciò che solo in parte aveva fatto vedere nel Teramo (tanta roba già in biancorosso). 24 gol senza rigori raccontano solo parte della favola dell’italo-peruviano, il quale volendo continuare il gioco dei paragoni iniziato con Immobile, assomiglia forse a Cavani per fame agonistica, a Pinilla per elasticità acrobatica, a Inzaghi per senso del gol e pizzico di fortuna che non guasta mai, e poi magari ad Aguero per sterzate improvvise e per quella forza nei quadricipiti che rappresenta il principale valore aggiunto del bomber di Torino. Un mix incredibile che sta facendo sognare il popolo biancazzurro, oramai privo di aggettivi nuovi per descrivere le performance settimanali dell’attaccante.

È già successo nelle pagine, pardon, stagioni precedenti. La storia si sta ripetendo. E la domanda torna attuale: quanto durerà? Qual è il reale valore di questo giocatore e quali sono le sue reali prospettive per il futuro? Quanto incide la straripante forma fisica rispetto ai valori tecnici e tattici in suo possesso? Lo dirà il tempo. Per i tifosi di una città questo non importa poi così tanto: l’importante è che la favola duri fino a fine maggio, più o meno…