martedì 21 novembre 2017
Home / Calcio / Pescara / Colucci in agrodolce: «Segno ed esulto? Non so…»

Colucci in agrodolce: «Segno ed esulto? Non so…»

- 22 ottobre 2013

Doveva fungere da chioccia a Verratti ma si ritrovò a doversi assumere l’onere della sua sostituzione in quella che poi divenne la stagione più amara della storia biancazzurra: Giuseppe Colucci a Pescara ha passato solo pochi mesi, ma ha lasciato amicizie e qualche partita da consegnare alla storia. Venerdì con la sua Reggina ritroverà i biancazzurri che lasciò nella sessione invernale del mercato 2013. Ieri pomeriggio ha svolto il primo allenamento agli ordini di Fabrizio Castori ed è desideroso di ben figurare pur non avendo il classico dente avvelenato. «A Pescara sono stato poco tempo, ma ho vissuto una bella esperienza. E ho lasciato qualche amicizia vera, che ancora oggi è forte. Tra i tanti, non posso non menzionare quella con Leo Sfamurri, ragazzo sempre disponibile che ama il Pescara e ama la vita», dice Colucci. «Se segnassi non so se esulterei. Oggi dico no, per rispetto del presidente Sebastiani e degli amici che ho in città. Ma nel calcio bisogna sempre tenere conto di ciò che acceda in campo. Sarà una partita delicata per entrambe le squadre. Se arrivasse un gol al novantesimo…». «Eravamo una squadra partita per strappare una difficilissima salvezza – dice ricordando la sua esperienza in Abruzzo – , e ricordo che nel giorno del mio addio, dopo la sconfitta a San Siro contro l’Inter, avevamo venti punti. Sapevo però che ancora nulla era stato fatto. La mia esperienza mi aveva fatto capire che sarebbe stato un duro girone di ritorno, tanto che lo dissi più volte ai miei compagni dopo essere andato via». La vittoria di Firenze l’apice di un girone d’andata comunque da incorniciare. «Quel giorno eravamo salvi, ma poi è mancata l’umiltà, non c’è stata un’analisi approfondita della situazione. Al Franchi Perin prese nove in pagella… Avremmo dovuto capire che sarebbe iniziato, dopo quel successo, un altro campionato. Doveva essere un punto di partenza, invece il ritorno è diventato un calvario. Ci sono retrocessioni e retrocessioni, ma quella dell’anno scorso è stata davvero brutta. E io mi sento responsabile per la mia parte». A Pescara fu guidato prima da Stroppa e poi da Bergodi che, come lui, in questa stagione sono protagonisti in B: «Bergodi l’ho avuto poco e non posso parlare troppo di lui, So solo che, dopo aver superato l’infortunio patito a Verona contro il Chievo, sono tornato a gennaio e lui mi ha impiegato subito contro la Fiorentina e poi contro l’Inter, dandomi la massima fiducia. Stroppa invece è un tecnico che insegna calcio, una persona intelligente. Sono contento che alleni una squadra importante. Io non l’ho ancora affrontato con la Reggina. Sono rimasto in ottimi rapporto con lui e con il suo staff di ragazzi splendidi».