martedì 12 dicembre 2017
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Daniela D’Amico: “Allenare? Una sorta di vocazione”

- 29 novembre 2014

Parla la responsabile “Tigrotti” 2009-2011 e collaboratrice dei Pulcini 2005 della Folgore: «Lo scopo principale è far divertire i bambini, puntando allo stesso tempo sull’educazione allo sport e alle regole»

daniela d'amicoIn passato ha giocato per tre anni in Serie C di calcio a 5 a L’Aquila, da sempre lavora con i più piccoli nel settore sportivo, e attualmente insegna ai bambini. Daniela D’Amico, responsabile dei Tigrotti 2009-2011 e collaboratrice dei Pulcini 2005 della Folgore, incarna pertanto il “prototipo” della persona con il giusto mix di competenze sia a livello sportivo che nella gestione dei bimbi. Non a caso, quindi, dopo un anno di stage, a partire dalla stagione in corso, è stata scelta dalla società di Sambuceto per gestire il settore dei più piccoli della grande famiglia viola, vale a dire i bambini nati tra il 2009 e il 2011. Un compito tutt’altro che semplice, data l’età dei bimbi, ma che la “misterA” D’Amico, così come affettuosamente la chiamano alcuni suoi bambini (trattandosi dell’unico “tecnico” donna della Folgore), carica di così tanto entusiasmo da farlo sembrare molto facile, così come si evince dalle sue stesse parole.

«Sono davvero entusiasta del ruolo che la società mi ha assegnato quest’anno. La soddisfazione più grande che ho avuto è stata quella di unire le mie principali passioni, ossia lo sport e i bambini, al lavoro: è quanto di più gratificante possa capitare. La Folgore, in particolare nella persona di Alfio Crisci, ha creduto in me e mi ha dato subito fiducia, offrendomi questa bellissima opportunità, che ho colto al volo senza pensarci un istante».

La responsabile dei Tigrotti è pronta quindi a svelare anche un particolare “segreto” del suo mestiere: «Secondo il mio parere per allenare bisogna avere una vera e propria “vocazione”. In tale ottica, allenare i bambini è una sorta di “doppia vocazione”: ti deve piacere allo stesso tempo il calcio e anche stare con i piccoli. Bisogna infatti saper ascoltare i bambini – prosegue la D’Amico – avere curiosità e meravigliarsi delle loro meraviglie».

«Cerchiamo spesso di responsabilizzare i bambini – spiega Daniela D’Amico – anche per quanto riguarda le stesse attrezzature a loro disposizione: l’obiettivo, in questo caso, è far sì che le sentano come “proprie”. Allo stesso tempo, proviamo a coinvolgerli direttamente in piccoli “compiti”, in modo tale che si sentano importanti e parte integrante in ogni contesto. La nostra più grande “vittoria” è quella di vederli uscire dall’allenamento con il sorriso, cercando di essere per loro dei punti di riferimento sui quali poter fare affidamento».

 

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