giovedì 21 settembre 2017
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IL GRAN PREMIO DELLA SALVEZZA

- 11 settembre 2016

Partiamo da una certezza molto pragmatica e poco retorica: il Pescara può giocarsi tranquillamente le sue chance di salvezza. Come a dire che gli elogi sul bel gioco di Oddo non sono più mero esercizio linguistico ma rispecchiano un dato molto più reale e importante: la capacità/possibilità di fare punti contro tutti.

Del resto, Napoli, Sassuolo e Inter nelle prime tre giornate sono state un discreto banco di prova. Superato. Sulla base di quanto fatto vedere finora bisogna però lavorare e apporre opportune migliorie. Là davanti e lì dietro.

Fare possesso strappa-applausi e fraseggiare in stile Barcellona può essere concesso se a tale mole di lavoro corrispondono gol e punti in classifica. Caprari non è Suarez ma potrà e dovrà imparare ad assomigliargli molto, con le dovute proporzioni di contesto e utilità del singolo per il collettivo. Idem con patate per Verre e Benali, che dovranno abbinare gol e assist come fossero i Neymar e i Messi di questo “Barça-Pescara”. Dubbio amletico del reparto: Bahebeck o non Bahebeck? Il francese ha spedito in rete il primo pallone toccato. È una punta, lo sente dentro, e si è visto il risultato.

Occhio però anche a quello che accadrà lì dietro. L’imperativo è non dilapidare il super lavoro della squadra con errori banali simili a suicidi (vedi gol vittoria di Icardi). Qui la mano di Oddo sarà indispensabile. I singoli sono quelli che sono, ma con il lavoro di reparto si dovrà necessariamente ovviare alle possibili lacune individuali. La metà campo biancazzurra, invece, piace già molto per qualità e quantità, con Brugman a comandare e Cristante e Memushaj a imperversare. Aspettando il miglior Aquilani.

Dunque il Pescara è molto più di un amabile collettivo scintillante ma fumoso. È una macchina performante capace di affrontare il lungo e tortuoso percorso della serie A. Occorre però una bella revisione per evitare soste impreviste e nocive durante questo difficile Gran Premio della Salvezza.