venerdì 24 novembre 2017
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Nesta: «Zeman? Un genio incompreso»

- 15 novembre 2013

Dopo l’epoca dei Baresi e degli Scirea, è stato senza dubbio il più forte centrale italiano, forse il migliore a livello europeo negli ultimi 20 anni: Alessandro Nesta ha detto basta al calcio giocato e si appresta ad una nuova vita, quella dell’allenatore. «Ho chiuso per motivi di salute, troppi infortuni», ha detto. Già, i guai fisici. Il suo tormento in carriera ed il suo rimpianto: «Sarebbe stato meglio avere qualche infortunio di meno ai Mondiali», dice probabilmente riferendosi a Germania 2006 quando vinse il titolo iridato da comprimario. In una lunga intervista-confessione al Corriere della Sera, l’ex di Lazio e Milan si racconta. Dal tecnico al quale si ispirerà una volta sedutosi in panchina («Ancelotti») all’avversario più insidioso («Ronaldo, numero uno per distacco») passando per le partite da rigiocare («la finale di Istanbul» a livello di club e «quella con la Francia all’Europeo» con la Nazionale) e quella da dimenticare («il derby di Roma nel 2002»). L’aspetto più interessante, però, riguarda il suo antico mentore Zdenek Zeman. Da Zemanlandia in quel di Foggia fino all’esonero di Roma, passando per gli anni sulle due sponde del Tevere e per il trionfo di Pescara: il boemo ha sempre fatto notizia. Amato oppure odiato, per i risultati sul campo o per le esternazioni: non si è mai “neutri” quando si parla di ZZ. E Nesta non fa eccezione. «Zeman è stato fondamentale nella mia carriera perché ha creduto nelle mie capacità. È un genio incompreso: i risultati non gli hanno dato ragione ma lui è riuscito a migliorare tanti giovani, come Florenzi».