martedì 17 ottobre 2017
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ODDO E IL CONCORSO DI COLPA

- 18 dicembre 2016
Massimo Oddo (foto Roselli)

Massimo Oddo (foto Roselli)

Quando in molti si sarebbero aspettati una decisione forte dal punto di vista tecnico, ci ha pensato il diretto interessato a spazzare l’area di rigore manco fosse Cannavaro: “Se non mi cacciano resto qui e resterò fino alla morte“.

Niente dimissioni per il tecnico del Pescara Massimo Oddo, nemmeno dopo lo 0-3 casalingo con il Bologna. L’Empoli è a + 6 e giovedì si va a Palermo. Situazione nerissima dentro e fuori dal campo, tanto che dai tifosi ai cronisti locali lo spettro di un cambiamento sulla panchina biancazzurra si è trasformato presto in ipotesi da contemplare concretamente. Ma non per la società adriatica, evidentemente.

Eppure Oddo, giustamente osannato per la splendida promozione in A e giustamente difeso a spada tratta da tutto l’ambiente anche nei momenti più difficili, con molta probabilità qualcosa la sta sbagliando anch’egli. Alla vigilia della sfida con i rossoblu il tecnico aveva raccontato una settimana di lavoro incentrata soprattutto sulla testa dei suoi ragazzi. Un lavoro mentale che a giudicare dai fatti non ha sortito effetti. Missione fallita.

Lo ha ammesso candidamente lo stesso Oddo dopo la debacle: “Il problema è la paura”. Ma lo si è visto chiaramente in campo, dall’approccio alla gara dei biancazzurri al gesto senza senso di Verre, che al quarto d’ora di una sfida cruciale si prende il rischio di un’entrata dura ai limiti del regolamento, costata carissima ai compagni. Lo si capisce dall’atteggiamento indolente di Manaj, prima emarginato e poi reintegrato nel progetto, dunque uomo dal quale sarebbe stato lecito attendersi una verve morale particolarmente accesa. Zero, sotto zero. Lo si capisce infine dalle disattenzioni costanti collettive e individuali, che potrebbero e dovrebbero essere limitate grazie a una maggiore concentrazione, laddove non vi si riesca con abilità tecniche che tanti elementi non possiedono. Zero, sotto zero.

Il lavoro di Oddo non ha dunque sortito effetti. Dal punto di vista tattico e tecnico non sembra più efficace da un pezzo, dal punto di vista mentale probabilmente non lo è mai stato. L’allenatore del Delfino non detiene certo la colpa maggiore del disastro sportivo in corso, ma di certo si tratta di un concorso di colpa. Nel calcio, quando le cose non vanno, urge trovare una soluzione. Che di solito porta al cambio di guida tecnica. Pertanto, delle tre l’una (qualora si voglia dare un senso ai prossimi sei mesi):

  • o tenere Oddo e annunciare candidamente alla piazza che d’ora in poi si lavorerà pensando esclusivamente al futuro e non certo alla salvezza in A,
  • o tenere Oddo e attuare una (improbabile) rivoluzione di mercato per tentare invece il miracolo della permanenza nella massima serie,
  • oppure cambiare allenatore, considerando che difficilmente Oddo farà parte del futuro di questo club.

Soluzione, quest’ultima, mai contemplata finora dall’ambiente biancazzurro. Mai, fino all’ultimo scempio interno contro il Bologna…