domenica 28 maggio 2017
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POPULISMO E RETORICA: UN MIX LETALE

- 11 dicembre 2016

Che salvarsi sarebbe stato difficilissimo non è una notizia. Che costruire una squadra di campioni sarebbe stato impossibile non è una notizia. Che si dovesse sostenere i colori biancazzurri fino alla fine a prescindere dalle difficoltà, per i tifosi non è una notizia.

Poi però c’è quel mix letale di populismo e retorica che pervade Pescara intesa come piazza sportiva. Quel mix letale che spara fumo negli occhi, annebbia la vista e impedisce di carpire l’oggettività delle cose. Quel mix letale che diventa virus e colpisce parte della tifoseria, parte della stampa e parte del club stesso.

Analizzare la realtà dei fatti con occhi competenti non vuol dire criticare a prescindere. Vuol dire fare mente locale su aspetti concreti, metterli a confronto con i termini di paragone e trarre conclusioni che il più possibile rispecchino la proiezione futura di ciò che sta per accadere.

Che il Pescara non sia una squadra attrezzata per la serie A lo scriviamo dalla terza giornata. Non dalla sedicesima. Questo non significa nulla, non significa che il Pescara non riuscirà a salvarsi, non significa smettere di sostenere i colori biancazzurri, non significa avere nelle tasche la verità assoluta. Significa semplicemente non prendersi in giro.

Dalla terza giornata scriviamo che la squadra di Oddo non ha cattiveria agonistica, non ha una difesa affidabile, non ha un centrocampo solido e propositivo, non ha un attacco degno di questo nome. E non ha un gioco efficace, dal momento che un prolungato possesso palla senza finalizzazione non può essere ritenuto tale.

Tutto questo lo abbiamo detto e scritto dalla terza giornata, sempre avallati dai fatti. Non dalla chiacchiere. Ancora oggi, dopo la sconfitta più dura da digerire, niente è perduto. Ma questa non è una notizia. Sono notizie le parole di Oddo (“Il mercato di gennaio è inutile se non facciamo prima qualche punto”), sono notizie le parole del presidente Sebastiani (“Abbiamo sbagliato tutti, tecnico, giocatori e società”).

C’è ancora più di mezzo campionato da giocare, impossibile alzare bandiera bianca già ora, lo dice la matematica. Ma alla luce di quanto accaduto a Crotone, per salvare il Delfino sarebbe necessaria una vera e propria rivoluzione a gennaio. Forse fresche in gran numero che abbiano classe, esperienza, fame e soprattutto carattere. Quello che tanti elementi della rosa biancazzurra, anche alcuni insospettabili, hanno dimostrato di non avere.