giovedì 18 gennaio 2018
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Impossibile collaborare con questi arbitri»

- 20 novembre 2013

Il fenomeno rischia di diventare una calamità (sportiva). Sessantotto cartellini gialli, sei rossi. Divisi per undici partite, fanno più di sei ammoniti a partita. La mano pesante degli arbitri sulla quattordicesima giornata di serie B. Ad alzare la media, la pessima esibizione di Manganiello di Pinerolo all\’Adriatico di Pescara: 11 ammoniti e un espulso per il direttore piemontese, che ha stravolto la conduzione di una partita maschia, ma corretta. Che costringerà le due squadre a rinunciare a diversi squalificati (uno gli abruzzesi, tre gli umbri). Fosse questo il problema. Si lamentano tutti. Soprattutto le due calabresi. Castori, tecnico della Reggina, sbotta dopo aver perso a Palermo senza aver demeritato: «Impossibile collaborare con questi arbitri». Da Crotone sbotta il patron Vrenna: «Partita sottosopra: negati due rigori ai miei a Varese». Ma in passato aveva alzato la voce il Siena, e altre squadre non sono certo tornate a casa entusiaste delle direzioni arbitrali ricevute (o è meglio dire subite?). Classe arbitrale scadente? Troppo giovane? Impreparata? Ognuno ha la sua visione della questione. C\’è chi suggerisce turni di stop per i fischietti che sbagliano, chi li manderebbe tutti a casa. La speranza è che i vertici nazionali AIA alzino il loro livello di guardia interno: più preparazione (fisica e tecnica), più disponibilità al dialogo. Solo questo si può chiedere a chi dirige i fischietti italiani. Ai club non resta che comprendere definitivamente un concetto: senza l\’arbitro non si può giocare. Partite senza un direttore di gara non sono previste dal regolamento. Meglio essere in buona fede, correggere i propri errori e avere un atteggiamento sportivo e collaborativo in campo. Certo, è facile a dirsi, più dura farlo concretamente in campo, a caldo, quando il risultato può cambiare un campionato intero. Ma è l\’essenza dello sport a livello agonistico: quando l\’arbitro fischia, non si torna indietro.