martedì 12 dicembre 2017
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Qui Lanciano: TOP Piccolo, sublime. FLOP… i crampi e quell’errore di Bacinovic

- 29 novembre 2014
Antonio Piccolo (foto emmetì)

Antonio Piccolo (foto emmetì)

L’analisi post derby in casa frentana: all’Adriatico brillano un collettivo e un fuoriclasse. I rossoneri possono recriminare per non aver cercato di chiudere il match prima della prodezza di Melchiorri

TOPAntonio Piccolo si fa grande all’Adriatico di Pescara. L’esterno d’attacco corre, lotta, difende, attacca, spinge, tira, fa il 50% del gol di Monachello con l’assist perfetto. Grillo, nomen omen, salterebbe pure da una parte all’altra, ma è quasi sempre quella sbagliata, soprattutto perché Piccolo a saltarlo da una parte e dall’altra, un altro passo rispetto al suo diretto avversario. Esce all’81, dirà lui stesso nel dopo gara, “perché non c’era bisogno di eroi in questa partita e io non ne avevo più”, anche se dalla tribuna sembrava ancora quello più in forma tra i rossoneri prossimi ai crampi (Gatto, Paghera, Aquilanti, Di Cecco, Vastola). Di sicuro, era quello con più personalità quando c’era da gestire i palloni in attacco, migliore dei suoi all’Adriatico. L’altro top del derby è per il collettivo rossonero: sul manto erboso reso viscido e scivoloso dall’umidità si sono visti undici giocatori che erano una squadra da una parte (la Virtus) e undici giocatori che erano dieci giocatori più un fuoriclasse dall’altra (il Pescara). La Virtus è riuscita a portare la sua identità nello stadio più blasonato d’Abruzzo, giocando per vincere, più che per non perdere, per più di un’ora. Novità da top per i colori rossoneri, che la prodezza di un fuoriclasse al 94’30” non può cancellare.

FLOP – Se il collettivo Virtus da una parte brilla (salvo qualche peccato di egoismo in alcune azioni da parte degli attaccanti), dall’altra deve recriminare, e molto, per non aver raddoppiato e messo al sicuro una vittoria che sul campo stava ampiamente meritando. Con un avversario in quelle precarie condizioni mentali e fisiche, sotto di un gol in casa con i tifosi sul piede della contestazione, incapaci non solo di impensierire Nicolas ma addirittura di costruire un minimo di fraseggio a centrocampo, la partita andava chiusa. E subito. Vastola ci è andato vicino, vero, ma dal 63′ in poi nel taccuino per il Lanciano si annotano solo sostituzioni, interruzioni di gioco e crampi. Le partite durano 96 minuti, talvolta anche di più. Tanti crampi, forse troppi, a testimonianza che il derby ha fatto spendere tante energie, non solo fisiche, ai rossoneri: il primo ad uscire per crampi è stato Mammarella, poi Piccolo che non ne aveva più e dopo ancora Paghera, anche lui per crampi. Con i crampi, rimangono in campo negli ultimi decisivi minuti: Gatto, Monachello, Aquilanti e Vastola, cui va aggiunto Di Cecco, con i postumi di un tremendo contrasto a centrocampo. Chi non poteva avere i crampi era Bacinovic, entrato da dieci minuti in campoche flop quel controllo errato al limite dell’area su cui si avventa la classe cristallina di Melchiorri. Quella palla, in vantaggio di un gol all’Adriatico a 30 secondi dalla fine, andava spedita a Francavilla al Mare.