sabato 25 novembre 2017
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Sarri: «La maglia del Pescara ti si cuce addosso per sempre»

- 29 dicembre 2013

In curva nord uno striscione lo celebrava: “Onore a Maurizio Sarri”. Non capita spesso, non è roba per tutti gli ex che passano da queste parti. «Chiedo scusa ai tifosi perché non ho visto lo striscione – sorride Sarri a fine gara – , ma ci tengo a ringraziarli. Nel prepartita ho vissuto un tumulto interiore che non potete capire, emozioni che raramente ho provato nella mia carriera. L’avevo già detto alla vigilia e lo ripeto: a Pescara ho vissuto benissimo, ho avuto un rapporto eccezionale con tutti. Quando dico che questa partita per me non sarà mai una delle tante, non sono parole di circostanza. La maglia del Pescara è una di quelle che ti si cuce addosso per sempre». Alla sua terza volta da avversario, ha portato a casa anche una vittoria pesante. «Avevo affrontato i biancazzurri ad Arezzo e a Perugia, ma mai all’Adriatico. E’ andata bene. Ripeto: le sensazioni che ho provato prima della partita, entrando sul campo, sono indescrivibili». Tornando alla partita, Sarri dimostra la tranquillità che i suoi riversano sul campo: «Dopo una prima fase di assestamento, in cui abbiamo sofferto un po’, abbiamo fatto qualcosa in più noi sul piano del palleggio – spiega – . Ho sempre avuto la sensazione di poter prendere in mano la partita da un momento all’altro». Eppure l’inizio della ripresa è stato decisamente negativo. «Abbiamo rischiato di compromettere tutto nel giro di cinque minuti. Sono stato costretto a far entrare Pratali, che era fermo da nove mesi per un grave infortunio. Quando siamo rimasti in dieci, siamo passati ad un 4-4-1 che ci ha permesso di soffrire meno e ripartire bene. Così è nato il gol del vantaggio». Alla fine, Pescara con quattro punte. «Non abbiamo concesso quasi nulla, nonostante la fisicità degli attaccanti avversari. Alla fine credo che sia stata una vittoria meritata, ma il Pescara si è confermata una grande squadra». L’Empoli dimostra di essere pronta per la A. «Noi dobbiamo continuare a pensare che tutto questo sia un sogno, se non lo facciamo, rischiamo di farci male. L’obiettivo di questa società, al momento, è quello di salvarsi e far giocare i suoi giovani del vivaio. L’anno scorso eravamo l’Udinese della B, che vende i migliori elementi e va in Champions. Non è che all’Udinese l’anno dopo la Champions si può chiedere lo scudetto…». Altro ex della gara è l’abruzzese Daniele Croce: «E’ stato bello giocare all’Adriatico, con tutta la mia famiglia sugli spalti. Il Pescara per me è e resterà sempre la squadra del cuore. Mi ha dato la possibilità di diventare un professionista e realizzare un sogno e non lo dimenticherò».