domenica 28 maggio 2017
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TORTA SENZA CILIEGINA

- 29 agosto 2016

Eusebio Di Francesco lo ha detto anche all’amico Daniele Sebastiani: “Mi è capitato tante volte di dominare e poi perdere”. La serie A è questa, soprattutto al primo anno. “Ma alla fine mi salvai…”.

Piccole indicazioni da trasformare in piccoli consigli da tramutare in un ultimo azzeccato colpo di mercato: la punta. Il Pescara di Massimo Oddo è già una bella realtà del massimo campionato. Due partite contro Napoli e Sassuolo sono bastate per strappare applausi e consensi su concetti come gioco, coralità, palleggio, tecnica, intesa, distanze tra reparti, colpi dei singoli. Manca qualcosa, manca qualcosa di importante: il gol.

Non che il Delfino non segni (3 gol nelle prime due giornate), ma la sensazione è che l’enorme mole di lavoro sviluppato dal collettivo di Oddo vada poi a nebulizzarsi nei pressi dell’area di rigore avversaria. Caprari è sontuoso nel trattare la sfera e nel muoversi da falso nove, ma Verre e Benali non sono mezze punte d’assalto. Là davanti c’è troppa bellezza tecnica, manca quel pizzico di concretezza che darebbe maggior gusto ed eviterebbe tante sofferenze.

Al cospetto di Eusebio il Grande, Massimo non ha affatto sfigurato. Oddo è uno che brucia le tappe, lo si è capito. Ma affrontare una stagione senza quell’ulteriore tassello là davanti sarebbe davvero un peccato. I fatti potranno smentire, l’idea di gioco potrà occultare ogni tipo di deficit. Al momento però il Pescara assomiglia a una torta gustosissima da assaporare e scoprire lentamente. Manca solo la ciliegina. Irrinunciabile e a quanto pare piuttosto doverosa.