mercoledì 22 novembre 2017
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Andrea De Vitis: «Così ho scoperto la pallanuoto»

- 15 novembre 2013

Il destino è imprevedibile. Sin da bambino adori il calcio, inizi a giocare, ti diverti. Poi succede qualcosa e sei costretto a cambiare. Non sapendo che ciò che ti aspetta è ancora più divertente. “Imprevedibile”. La storia di Andrea De Vitis, giovanissimo portiere della Pallanuoto Bustino, è esattamente così: imprevedibile. Un aggettivo che lo stesso Andrea userà nell’intervista concessa a SPORTAG, per descrivere le qualità che a suo giudizio identificano un buon pallanuotista. Ecco quello che ci ha raccontato. Da piccolo giocavi a calcio, poi hai scelto la pallanuoto: cosa è successo?«Sin da bambino la mia passione era il calcio, ma a causa di un infortunio al piede sono stato costretto ad abbandonarlo. A scuola alcuni miei compagni praticavano uno sport che non avevo mai sentito prima: la pallanuoto. Siccome un ragazzo di 13 anni non può vivere senza sport, ho deciso di provare… e mi è subito piaciuto». Cosa ricordi con piacere di quella breve parentesi nel pallone?«Tutte le partite e i vari tornei che facevo con la mia società, ma soprattutto le nuove amicizie, che durano ancora oggi». Tu e la pallanuoto: amore a prima vista oppure no?«Mi trovai subito a mio agio con questo sport, soprattutto perché conoscevo già molti compagni che mi hanno aiutato ad ambientarmi. Conosco altri ragazzi che hanno invece avuto un impatto più “traumatico” con la vasca». Perché proprio il ruolo di portiere?«Accadde per caso durante uno dei miei primi allenamenti. Il coach decise di schierarmi in porta perché ero l’ultimo arrivato… e da quel momento non ho più cambiato ruolo. Anche perché, a dire la verità, non sono un grande nuotatore». Dall\’idea che ti sei fatto, quali sono le caratteristiche che deve avere un buon pallanuotista, sul piano tecnico, fisico e caratteriale?«Grande spirito di sacrificio, buona preparazione atletica, e una certa imprevedibilità». Hai militato nelle principali realtà della pallanuoto pescarese: hai una o più persone da ringraziare per averti aiutato a migliorare in questo sport?«Tutti gli allenatori e i preparatori atletici che ho avuto, perché in pochissimi anni sono migliorato molto, anche guardando molte partite su internet e in televisione, soprattutto della Spagna degli anni ’90, in cui giocava il mitico Jesùs Rollan. Da questi campioni si può apprendere tantissimo». Il progetto Bustino (serie C): che te ne pare?«E’ un progetto ambizioso, in squadra ci sono degli elementi validissimi ed è inevitabile che si punti alla promozione. Ciliegina sulla torta l\’allenatore Fabrizio D\’Onofrio, sempre molto attento alla preparazione dei giovani». Sei ancora giovanissimo: cosa vedi nel tuo futuro? Penserai anche di conciliare la pallanuoto con tutto il resto, oppure la consideri solo un\’opzione?«In futuro mi piacerebbe fare qualche esperienza all\’estero per perfezionare le lingue, soprattutto l\’inglese, e se riuscissi a trovare anche una squadra oltre confine sarebbe il top, un’occasione unica per scoprire nuove culture e conoscere nuova gente».