giovedì 23 novembre 2017
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DIVERSAMENTE UGUALI: lo sport paralimpico non è utopia

- 18 dicembre 2013

La manifestazione “Diversamente uguali” si è svolta a Montesilvano e ha avuto come base sportiva il sitting volley. Un modo concreto per far conoscere a tutti questo sport riservato a chi purtroppo ha qualche disabilità fisica, ma che può essere praticato anche da normodotati, il tutto nella stessa partita. In questo senso, un\’attività sportiva più unica che rara, una forma di integrazione eccezionale. Al Pala-Senna gli organizzatori dell\’evento (il Comitato paralimpico, l\’associazione Città Nuova, il patrocinante Comune di Montesilvano) hanno dato vita anche a un torneo vero e proprio cui hanno preso parte le squadre di Aprilia (Lazio), Castenaso (Emilia Romagna) e Pescara (la società del Gabbiano Rosso, leader in Abruzzo). Alla fine, il primo posto è andato all\’Aprilia, ma stavolta come non mai, davvero bravi tutti. Il presidente del Cip pescarese Pierluigi D\’Angelo: «Questo è stato un primo approccio al sitting volley, ma lo ripeteremo in modo ancora più grande nel mese di maggio. Vogliamo far capire che lo sport paralimpico non è utopia, è una cosa possibile e non è ancorata solo alle attività di nuoto, come erroneamente si pensa. E\’ possibile praticare quasi tutti gli sport, ci piacerebbe dimostrarlo a tutti attraverso eventi di questo tipo». CHE COS\’E\’ IL SITTING VOLLEY Il Sitting Volleyball è uno sport derivato dalla pallavolo, inventato nei Paesi Bassi nel 1957 come sport adattato per la pratica sportiva delle persone diversamente abili. Consiste in una pallavolo giocata stando seduti sul pavimento, con il campo più piccolo e con la rete più bassa. Il giocatore che tocca la palla deve trovarsi con le natiche a contatto con il pavimento nel momento in cui tocca la palla. Per la sua particolarità, il Sitting Volleyball ha la caratteristica di favorire l\’integrazione sociale delle persone diversamente abili, dato che può essere praticato senza distinzione da diverse categorie di diversa abilità (amputati, poliomielitici, paraplegici, cerebrolesi, les autres) e allo stesso tempo anche da soggetti normodotati, non richiedendo l\’utilizzo di strumenti specifici come le sedie a ruote. Pertanto può essere considerato uno sport “open”, dato che nella stessa squadra possono trovare spazio soggetti normodotati e soggetti diversamente abili, con qualsiasi forma di diversa abilità.